Attualità | Scritto da 23 aprile 2012

Animali marini spiaggiati in aumento, casualità o illegalità?

MONTE SANT’ANGELO – “Vero allarme o solo una sfortunata serie di coincidenze?”. E’ la domanda che si pone l’ente parco nazilale del Gargano sottoponendo all’attenzione delle autorità i dati sugli spiaggiamenti degli animali marini nell’ultimo trimestre, numeri in continua ascesa dal 2010.

delfino_spiaggiato

Dall’inizio 2012 un preoccupante fenomeno si verifica lungo le coste del Gargano: lo spiaggiamento di animali marini, il cui numero nel primo trimestre è già doppio rispetto al dato complessivo dell’intero 2011 (già 14 i casi registrati).

Per chiarire le cause e l’entità del problema prontamente si è attivato il Presidente del Parco Nazionale del Gargano, Stefano Pecorella, che, dopo una disamina con gli uffici interni preposti, ha deciso di informare e coinvolgere anche il Ministero dell’Ambiente, la Regione Puglia, l’Ispra e l’Arpa al fine di porre in essere tutte le contromisure del caso.

“In merito agli spiaggiamenti di animali marittimi che si registrano lungo le coste del Gargano in questo periodo – scrive Pecorella -, vorrei sottoporre all’attenzione delle Autorità interessate i dati acquisiti dagli uffici che mi supportano e che traggono spunto dalle notizie che il Servizio Veterinario dell’ASL FG 1 ha l’accortezza di fornire costantemente a questo Ente.

Il significativo aumento del numero degli spiaggiamenti, avvenuti nel periodo che va dal 2010 ad oggi, così come risulta dal prospetto riepilogativo che si allega alla presente, necessita della dovuta attenzione perché quando gli animali sono rinvenuti morti, le cause del decesso risultano ‘sconosciute e non determinabili’, quando invece risultano ancora in vita la deriva è causata dal presunto ‘raffreddamento dell’acqua e dalle condizioni meteo-marine’.

Spesso – sottolinea il Presidente – gli animali ritrovati appartengono alla specie Tartaruga Comune (Caretta) e più raramente si tratta di delfini (Tursiops Truncatus). Il sistema ambientale ci manda dei messaggi che dobbiamo decodificare il prima possibile e con i mezzi più idonei.

La tutela e la salvaguardia dell’intero territorio non sono affatto argomenti procrastinabili e serve il serio e costante impegno di tutti, ciascuno per le proprie competenze e specificità. In questi termini il Parco vigilerà e terrà accese le luci su queste vicende.”

Non è ancora possibile identificare le cause dalle quali scaturirebbe l’increscioso fenomeno. In virtù di eventi del recente-passato, è ipotizzabile che esse potrebbero essere di origine “naturale” (perentorio sbalzo della temperatura o presenza di batteri nelle acque che lambiscono le coste garganiche) o legate alla “pressione antropica” (sonar utilizzati o dalle imbarcazioni o dalle apparecchiature impiegate per i sondaggi petroliferi).

Per fare luce sulla situazione e schiarire qualsiasi dubbio, l’Ente Parco alza la soglia di attenzione e chiama chiunque possa contribuire ad accertare le cause di tali fenomeni a partecipare attivamente alla vita e tutela del nostro ecosistema.

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